Foto panoramica a 360° dalla cima dell'Alpe di San Pellegrino


ALPE DI SAN PELLEGRINO (1700 m slm)

Foto Panoramiche a 360°
in un Virtual Tour dell'Appennino Modenese

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Dal satellite

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Passo Radici

Passo delle Radici

Il Passo rappresenta il punto di confine tra la provincia di Lucca (Toscana) e quella di Modena (Emilia), e si trova a 1520 metri slm. Vicino al Passo delle Radici vi è la sorgente del torrente Dragone il cui nome è dovuto al fragoroso rumore delle sue acque, associato dalla fantasia popolare a un animale mostruoso che si racconta popolasse la Selva Romanesca.
Vicino alla Foce delle Radici c'è una zona chiamata "imbrancamento", questo nome deriva dal raduno delle greggi in un unico "branco" che i pastori facevano in quel punto.

Foschia densa verso l' Appennino Toscano

Dalla cima dell'Alpe di San Pellegrino si può godere di un vastissimo panorama a 360 gradi, spaziando con lo sguardo attraverso la valle del Dragone verso nord fino a Modena ed oltre, e se la visibilità lo consente persino fino alle Alpi, lungo il crinale dell' Appennino modenese spartiacque tra l'Emilia Romagna e la Toscana, e verso sud, sud-ovest fanno bella mostra di sè le Alpi Apuane, in giornate particolarmente limpide la visibilità arriva al mar Tirreno.

Spesso però, data la posizione di barriera alle correnti d'aria provenienti da Toscana e Pianura Padana, il clima tende a variare velocemente portando nuvole accompagnate da forti venti e facili alle precipitazioni, è quindi saggio portarsi appresso indumenti anti-vento ed anti-pioggia durante le escursioni per fare le Foto panoramiche.

Per realizzare la foto panoramica a 360° ho avuto difficoltà soprattutto a trovare un appoggio stabile per il treppiede, perchè per poter cogliere la massima ampiezza di territorio, ho collocato la fotocamera digitale su alcune rocce ripide. Ho effettuato due giri di fotografie: il primo con prevalenza di cielo, il secondo verso il basso, fotografando i prati ed i sentieri ben visibili.
Com'era prevedibile in questo breve arco di tempo le nuvole hanno modificato la luminosità tra la prima e la seconda serie di foto, così da comportare un lavoro maggiore di fotoritocco, oltre alla necessaria "rimozione" di escursionisti sui sentieri. Fortunatamente quella mattina non vi erano gli sportivi che spesso si lanciano dalla vetta col parapendio; sport affascinante e rischioso, ma in quell'occasione avrebbe reso ancora più difficile poter effettuare le fotografie in serie.

Il montaggio delle foto in un unico panorama con l'uso di Photoshop per il fotoritocco ha completato il lavoro fotografico, mentre il riconoscimento delle cime passando dalle foto alla cartina locale del CAI ha comportato diverso tempo. Il risultato è abbastanza buono, anche se mancano alcuni nomi, relativi alle cime delle Alpi Apuane, che mi ripropongo di aggiungere in futuro facendo fotografie panoramiche anche sull'Appennino toscano.

Le vie storiche e i sentieri di montagna

  • La via Vandelli

    La via Vandelli fu la prima strada "moderna" nell'Europa del 1700. Il Duca di Modena Francesco III volle realizzarla per agevolare il percorso tra Modena e il territorio di Massa, e diede incarico di progettarla all'architetto Vandelli da cui prese il nome; per l'epoca medievale risultò una strada unica nel suo genere. La via "Nuova Estense" è la ristrutturazione della via Vandelli nel suo primo tracciato del 1739 che comprendeva, nel suo percorso iniziale la valle del Secchia. La via Vandelli era percorsa da grandi masse di fedeli in pellegrinaggio che facevano alcuni tratti sulle ginocchia nel tratto che porta al santuario di San Pellegrino in Alpe.

  • Sentiero Spallanzani

    Questo sentiero venne dedicato allo scienziato e studioso di botanica Lazzaro Spallanzani, in quanto vi si possono riscontrare tutti i tipi di vegetazione dell'Appennino reggiano (collinare, montano, culminale), da Scandiano fino a San Pellegrino in Alpe, sul crinale reggiano. Il sentiero è segnato dai segni bianchi e rossi del CAI, non presenta particolari difficoltà tecniche, è praticabile anche da escursionisti non esperti e si presta bene al trekking a cavallo.
    Il percorso, lungo 115 km, viene percorso di solito a tappe, per lo più sette, per un totale di circa 35 h di cammino.


  • Il sentiero Matilde

    Il sentiero Matilde segue la stradina asfaltata che parte da Gazzano e raggiunge il borgo Le Pere Storte, prosegue scendendo in mezzo al bosco fino al Rio di Mezzo; un tempo era l'antica strada comunale che collegava Fontanaluccia e Le Pere Storte. Proseguendo si giunge alla strada provinciale 35 e si raggiunge la chiesa di Fontanaluccia per mezzo di un ripido stradello lastricato.
    Proseguendo tra ampi prati, e fitti boschi di faggio misti a castagneti, la carreggiata sale ripidamente su un sentiero stretto, che porta sulle pendici del Monte Roncadello, e giunge fino a un'abetaia artificiale.

  • ...il sentiero Matilde

    Dopo circa cento metri si inizia a salire sulla cima del Monte Roncadello, si scende lungo il percorso entrando nel Parco del Frignano per poi scendere sulla mulattiera che conduce al Colle del Morto. Qui il percorso incrocia sia la strada che collega Piandelagotti a San Geminiano, sia il sentiero Via Bibulca. Passando la chiesetta di San Geminiano si tiene la destra, e proseguendo sulla larga ghiaiata si sale verso il Passo delle Radici, si segue per alcuni metri la strada asfaltata che conduce a San Pellegrino, si riprende sulla destra il sentiero, e si arriva dopo un tratto molto bello e panoramico sulle valli toscane, a San Pellegrino in Alpe.

  • La bassa del saltello

    Si trova sulla strada da S. Anna Pelago, via G.E.A., nel comune di Pievepelago, a 4 km dal Passo delle Radici. Il sentiero che porta alla Bassa del Saltello e poi al Giro del Diavolo è in mezzo a un'immensa faggeta.
    Tra cespugli di mirtillo, genziane e non-ti-scordar-di-me, vi sono diversi abeti, piantati per il rimboschimento di questa zona, dove il commercio di legname è una fonte di sostegno economico, come si può vedere dalla fotografia, scattata dal sentiero. La forestale permette periodicamente il taglio di alberi in determinate zone, per sfoltire e rinforzare i boschi.





  • La via Bibulca

    La via Bibulca venne realizzata attorno all'anno Mille, e fu molto usata fino al XVI secolo come via di attraversamento fra la provincia di Modena e la Toscana. Il percorso fu ripreso nell'anno 1738 dal progetto originale della strada ducale, abbandonato poi dal Vandelli. La via faceva parte di un itinerario molto più lungo, che collegava Lucca alle terre di Canossa. La via Bibulca era chiamata con questo nome perché era abbastanza larga da permettere il passaggio di un carro tirato da una coppia di buoi affiancati,il che costituiva una misura eccezionale per il periodo medioevale. Questa strada risaliva le valli del Dolo e del Dragone fino al Passo delle Radici, ed era necessario pagare un cospicuo pedaggio per percorrerla.

  • Il giro del Diavolo

    Non lontano da San Pellegrino in Alpe, accanto al sentiero 00 sul crinale, troviamo una località chiamata Giro del diavolo: esiste una leggenda sul diavolo che, irritato dalla presenza in quei luoghi di San Pellegrino e dalla sua resistenza alle continue tentazioni, arrivò a schiaffeggiarlo facendolo ruotare tre volte su se stesso. In quel luogo ora ci sono cumuli di sassi, che venivano portati lì dai pellegrini sulle spalle con grande fatica per espiare i loro peccati, e più grave era il peccato, più pesante doveva essere il sasso. I pellegrini si caricavano di una pietra e la portavano in spalla fino al luogo della tentazione, lo percorrevano in tondo 3 volte, e poi ve lo lasciavano cadere.

  • La strada del Duca (o della Duchessa)

    Questa strada congiunge Faidello (MO) con Tereglio (LU), in Garfagnana ed ha avuto origine nel 1819 dalla duchessa Maria Luisa di Borbone e Francesco IV, duca di Modena, che si accordarono per collegare tra loro gli stati di Lucca e Modena evitando di percorrere il territorio del Granducato toscano. I lavori terminarono in pochi anni (1824) ma la manutenzione molto costosa e la concorrenza di percorsi migliori fecero abbandonare in poco tempo questa "via della Duchessa" . La leggenda narra dell'occasione che rappresentò la costruzione di questa strada per gli incontri fra i due sovrani che erano promessi sposi.


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