La macchina fotografica digitale: la messa a fuoco e l'esposizione alla luce


La messa a fuoco

La totalità delle fotocamere digitali oggi in commercio esegue la messa a fuoco automatica, regolando l'obiettivo in funzione della distanza di ciò che appare al centro del mirino.

In alcuni casi è prevista anche una messa a fuoco manuale, che risulta preziosa in alcune situazioni dove il calcolo automatico può sbagliare: quando la luce è insufficiente per eseguire la misura di distanza in automatico, quando tale calcolo può essere fuorviato dalla presenza di ostacoli tra noi e il soggetto (come quando si fotografa attraverso una cancellata oppure una finestra), quando il soggetto da fotografare è poco contrastato rispetto al resto della scena (un oggetto chiaro su sfondo chiaro o viceversa), quando il soggetto da fotografare si muove rapidamente.

Molte fotocamere segnalano l'incapacità di mettere a fuoco in automatico con una luce lampeggiante oppure con un segnale acustico. A quel punto conviene passare alla regolazione manuale, oppure mettere a fuoco un altro oggetto più illuminato o più contrastato che sia alla stessa distanza dal soggetto della nostra foto e poi spostare l'obiettivo per ricomporre l'inquadratura originale, facendo attenzione a mantenere il tasto di scatto premuto per metà. In tal modo bloccheremo la messa a fuoco appena eseguita e potremo scattare semplicemente premendo il tasto fino in fondo.

Esposizione

Abbiamo visto che, abbinando l'apertura di diaframma e il giusto tempo di posa, otteniamo l'esposizione corretta della nostra immagine, ciò significa la giusta quantità di luce per mantenere dettagli visibili sia nelle zone scure sia nelle zone chiare dell'immagine.
Il calcolo dei due fattori, apertura di diaframma e tempo di posa, viene eseguito in automatico dalla fotocamera lasciandoci liberi di concentrarci sulla scena che vogliamo fotografare.

Può tuttavia capitare che il risultato sia deludente ossia che l'immagine sia troppo chiara o troppo scura nonostante la luce disponibile sia sufficiente per il funzionamento dell'esposimetro, ossia il sistema che calcola automaticamente l'esposizione.
In effetti, la scena che abbiamo inquadrato può contenere elementi che traggono in inganno il sensore, falsando il risultato.

Le situazioni classiche in cui ciò si verifica corrispondono a scenari molto comuni nelle foto delle nostre vacanze estive o invernali: il bagliore della spiaggia e il riflesso del sole sull'acqua oppure sulla neve, inducono la macchina a percepire più luce di quanta ne sia effettivamente disponibile per illuminare il soggetto e di conseguenza la fotocamera tiene tempi di scatto più brevi del necessario producendo invariabilmente immagini troppo scure.

Una situazione analoga, si verifica quando fotografiamo controluce, con il sole basso che si staglia dietro al soggetto.
La situazione inversa, accade quando invece lo sfondo dell'immagine è particolarmente scuro e il soggetto è chiaro: otterremo un'immagine slavata poiché il sensore percepirà una quantità di luce complessiva inferiore a quella effettivamente disponibile sul soggetto e perciò prolungherà la posa erroneamente.

Tutte le fotocamere calcolano l'esposizione basandosi su una media della luce raccolta da un'immagine che viene percepita in bianco e nero, tale media può essere facilmente falsata nel caso in cui esista un forte contrasto o una forte differenza di illuminazione tra soggetto e sfondo.
Fortunatamente abbiamo a disposizione diverse soluzioni per ovviare a questo inconveniente.
La prima consiste nel verificare se la nostra fotocamera dispone di un programma di esposizione automatico concepito appositamente per le foto in montagna e al mare, e attivarlo.

La seconda consiste nel limitare l'area di lettura del sensore, vale a dire imporgli di calcolare la luminosità in un solo punto o porzione definita dell'immagine, anziché su tutta la scena. La tecnica prende il nome di esposizione spot.
In tal modo potremo puntare il sensore direttamente sul soggetto e leggere la luce riflessa da quest'ultimo, ignorando quella proveniente dallo sfondo (chiaro o scuro che sia).
Purtroppo l'esposizione spot è disponibile solo su macchine di un certo costo.

La terza soluzione è un'evoluzione economica della seconda: se disponiamo di un obiettivo zoom, possiamo puntarlo sul soggetto e ingrandirlo il più possibile fino a che riempia gran parte dell'inquadratura.
Premiamo il tasto di scatto per metà per ottenere la messa a fuoco e l'esposizione, che conserviamo mantenendo il tasto premuto mentre allarghiamo la visuale dell'obiettivo e ricomponiamo l'inquadratura che volevamo in origine.
A quel punto potremo scattare disponendo di una messa a fuoco precisa e di un'esposizione corretta.

La quarta soluzione è più semplice e alla portata di quasi tutti. Consiste nel compensare a mano l'esposizione imponendo una sovra-esposizione (più lunga) nel caso di foto su spiaggia o sui campi da sci e una sotto-esposizione (più breve) in presenza di un soggetto chiaro su sfondo scuro.

Molte fotocamere prevedono tale possibilità, solitamente raffigurata da un'icona che raggruppa i simboli + e -.
Selezionando +1 si comanda il raddoppio del tempo di esposizione oppure l'apertura del diaframma di una posizione al fine di far passare il doppio della luce (di solito sufficiente per spiaggia e neve), viceversa con -1 si comanda alla fotocamera di lasciar passare la metà della luce che avrebbe catturato in base al calcolo automatico.

Alcune fotocamere più avanzate permettono anche incrementi e decrementi di 0,5, di 0,3 e 0,7.
Nelle fotocamere più costose e complesse si aggiunge invece una particolare funzione denominata "bracketing" che esegue in automatico tre scatti in sequenza: uno esposto secondo il calcolo automatico, uno sovra-esposto e uno sotto-esposto. La forcella di sovra e sotto esposizione (+/- 1, +/-0,5, eccetera) è solitamente programmabile.

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Composizione

Comporre un'immagine significa disporre i vari elementi all'interno della fotografia, scegliendo cosa tenere al centro all'inquadratura e cosa ai lati, e che importanza dare a un elemento piuttosto che a un altro.
La posizione e la grandezza del soggetto, lo sfondo, l'eventuale linea dell'orizzonte, tutto ciò che appare contribuisce alla composizione.
La fotocamera digitale consente di comporre al meglio l'immagine tramite la funzione di zoom. Ne esistono di due tipi: zoom digitale e zoom ottico.

Un obiettivo zoom, del tipo montato sulle fotocamere digitali, permette di passare da grandangolo, a normale e a tele con facilità. Basta azionare la leva di comando a due posizioni, che solitamente riporta "W" per wide (grandangolo) e "T", sul dorso della macchina e scegliere l'angolo di visione che in quel momento ci pare più congeniale.
Il modo migliore per controllare l'inquadratura è guardare il display elettronico, dove compare fedelmente l'immagine percepita dal sensore.

Sul display compare anche una barra a riempimento progressivo che indica la posizione della lente rispetto ai due estremi della sua corsa tra posizione grandangolare massima e posizione tele massima, passando per tutti i gradi intermedi. In tal modo abbiamo un'indicazione approssimativa e immediata di dove ci troviamo. La stessa barra c'informa anche quando, dopo aver raggiunto il massimo dello zoom ottico, stiamo entrando nella zona dello zoom digitale.

Bilanciamento del bianco

La luce che usiamo per le nostre foto cambia in continuazione durante l'arco della giornata e risente del fatto che il cielo sia nuvoloso oppure sia completamente sereno. Il cambiamento diventa ancora più marcato, poi, se passiamo dalla luce solare a quella artificiale, oppure se mescoliamo le due.

I fotografi professionisti dispongono di filtri e di pellicole particolari per far fronte a ogni occasione.
Tuttavia le fotocamere digitali nascono per mettere chiunque nella condizione di scattare foto ben fatte e corrono in nostro soccorso con un sistema di correzione automatico della luce disponibile così da conservare i colori più naturali possibile.

In pratica è come se la macchina disponesse al proprio interno di una serie di filtri elettronici e li utilizzi automaticamente ogni volta che sia necessario, per togliere le dominanti di colore che farebbero apparire innaturale la scena inquadrata.

La tecnica si chiama bilanciamento del punto di bianco perché mira a individuare gli oggetti bianchi nella scena e a farli apparire completamente neutri, senza dominanti rossastre, bluastre o giallastre che invece trasparirebbero usando l'impostazione sbagliata per il tipo di luce. Una volta che si è corretto il bianco, anche tutti gli altri colori appariranno naturali.

Panoramiche

Una delle prerogative che alcune digitali hanno messo alla portata di tutti è la produzione di fotografie panoramiche. A meno di usare costosissime fotocamere a pellicola appositamente concepite, il modo più pratico ed economico per produrre un panorama consiste nell'unire diverse fotografie contigue così da creare una singola grande immagine.
Per il fatto che le immagini devono unirsi con precisione, è meglio usare un treppiede e assicurarsi che la fotocamera sia in "bolla" ossia che non risulti inclinata da un lato o dall'altro, altrimenti ne risulterà un panorama "storto".

Le digitali moderne vi permettono di lavorare anche a mano libera presentandovi sul display una porzione "sbiadita" della foto appena scattata così da poterla usare per combaciare gli elementi ancora visibili e produrre una nuova foto che si sovrappone per 1/3 a quella vecchia.
In tal modo ci saranno abbastanza informazioni per unire automaticamente le foto una volta terminata la sequenza, usando software forniti solitamente a corredo con la fotocamera dotata di questa funzione.

(Visita la sezione "panoramiche" da me realizzate)

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